mercoledì 28 marzo 2012

E' ora di tirare fuori dal sottoscala lo sdraio rosso, un pò sbiadito dal sole.
E' ora di tirare fuori un libro e uno snack di frutta essiccata da sgranocchiare.
E' ora di coricarsi su quello sdraio sbiadito, sbiadito come la mia pelle nascosta dall'inverno.
E' ora di godersi il calore del sole, l'erba da poco tagliata del mio giardino, il ronzio degli insetti, i colori dei miei nuovi fiori.

Pepy viene ad accucciarsi sotto lo sdraio, già in cerca d'ombra e di fresco.
Leggo poco: la mia mente fugge in mille direzioni, non riesco a starle dietro.
Troppe canzoni in testa, troppe foto, troppi sogni ad occhi aperti, troppo sole, troppa primavera.
Vorrei teletrasportarmi.
Vorrei fare l'angelo in questo preciso momento...

whiteheaven beach

angel at whiteheaven beach




Vorrei poter chiudere gli occhi e ritrovarmi a correre qui...

great ocean road




Sono passati solo (già) sei mesi, e sento ancora l'odore di quei luoghi, il sapore. Vorrei respirarne l'aria ancora una volta.
Vorrei trasportare me stessa, lo sdraio, Pepy e il mio snack. Una fermata a rapire lui dal lavoro. Andata. E il ritorno, senza fretta.
Mi concentro con tutta me stessa. Ma quando apro gli occhi c'è solo Pepy che mi guarda con una ciabatta in bocca.
Sorrido, perchè a volte bisogna sapersi accontentare: posso chiudere gli occhi e riviverlo tutte le volte che voglio. Per sempre. C'è chi un'aria così non l'ha mai respirata.
E allora mi sento la persona più fortunata al mondo. C'è chi non ha mai avuto neanche uno sdraio rosso.






lunedì 12 marzo 2012

Quattro generazioni in una stanza.
Sembra il titolo di un film, o di un libro se preferite.
Invece è la realtà. La vita.
La nonna ultra ottantenne che se ne deve stare coricata sul divano letto per essersi rotta un piede in un banale incidente domestico.
E che, sofferente per il forzato riposo, deve dare ordini a destra e a manca per qualsiasi cosa di cui abbia bisogno e per quelle piccole faccende di casa che non possono aspettare.
La mamma cinquantenne ( e la zia, della stessa età) che si parlano una sopra l'altra, ognuna che vuole fare di testa propria. 
La figlia quasi trentenne che cerca di mettere d'accordo tutte e invano prova a fare da paciere.
La nipote seienne che canticchia per i fatti suoi mentre disegna bellissimi paesaggi con i suoi pennarelli colorati, ma che ogni tanto pure lei urla, per farsi sentire, per sovrastare tutto il casino che c'è e per attirare un pò d'attenzione anche su di sè.
La paciera impazzisce: le viene il mal di testa. Pensa di essere finita in una gabbia di matte.
Cinque donne, quattro generazioni appunto, chiuse in una stanza di dieci metri quadri.
La paciera continua  a pensare di non farcela ad uscirne viva. 
Ma poi, è come se si isolasse, come se vedesse la scena e tutte le protagoniste dall'esterno, osservando tutto con occhi diverse, e allora sorride.
Perchè è legata a queste donne in maniera indissolubile, ama queste donne smisuratamente. E sorride per la nonna anziana che non vuole arrendersi mai, per le madri, per la figlia e per la dolce nipotina.
Sorride, perchè se non fossero così pazze, non sarebbero loro.
Sorride perchè sa che se un giorno ce ne sarà bisogno, loro saranno sempre lì, pronte ad aiutarsi a vicenda, qualsiasi cosa succeda.