Eh già, la mia Gioia è nata ed è un angelo: mangia, dorme, mi tiene impegnata come un neonato richiede ma mi lascia anche parecchio tempo libero; mai avrei pensato di riuscire nei primi tempi a leggere ancora un libro, farmi una lunga doccia con tanto di crema, depilazione, manicure e pedicure, guardarmi un film, schiacciare diversi pisolini ecc... ecc...
Sono passati 22 giorni, e mi sembra ieri, ma allo stesso tempo mi sembra passata una vita... quando mi fermo a pensarci (spesso) mi emoziono fino alle lacrime. Ho pianto tre volte da quando ho partorito, ma di felicità.
Rivado con la mente a quel sabato mattina, quando sono cominciati i primi dolorini mentre ancora dormivo. Ripenso alle docce calde per vedere se passavano, e invece col passare delle ore aumentavano... a mio marito che mi stava sempre vicino e se mi attardavo in bagno, veniva a controllare! Alla sua preoccupazione e alla sua impazienza, a quando mi ha convinto ad andare in ospedale mentre io volevo ancora aspettare...
E allora via: valigia in macchina, documenti alla mano, e si corre all'ospedale.
Ripenso alla prima visita: <<Travaglio iniziato signora, la ricoveriamo subito>>
Porca vacca, penso, qui allora si fa sul serio! Dopo poco mi si rompono le acque, un'altra immensa emozione che non riesco a descrivere, il mio corpo si sta preparando per lei...
Ripenso alle mille emozioni che ho provato in quella camera anonima (letto numero 11, come il giorno in cui nascerà) ma ricordo solo che ero circondata da persone che amo, che erano lì per starmi vicino, che mi massaggiavano la schiena per alleviare il dolore delle contrazioni sempre più forti e sempre più ravvicinate.
Ricordo che nonostante tutto ero serena, tranquilla, che provavo dolore ma che sapevo sarebbe passato presto, e che soprattutto poi sarei stata premiata! In poche ore ero pronta, sento le ostetriche che mi dicono di non aver mai visto un travaglio così veloce, che la dilatazione era completa e che in due ore avrei avuto la mia bimba fra le braccia: ricordo gli ultimi faticosi passi fino alla sala parto e le prime spinte.
Rivedo mio marito accanto a me, infagottato nel ridicolo camice blu, mentre mi tiene la mano che io stringo forte, mentre mi sussurra parole di conforto, mentre mi inumidisce le labbra... penso che all'inizio nemmeno lo volevo in sala parto con me, poi per fortuna mi sono lasciata convincere ed averlo lì con me è stata la cosa migliore che potessi desiderare, la mia forza, il mio amore.
Ripenso alla mia, di forza, quella che non sapevo di possedere, ero fiera di me stessa, mentre coricata in quel letto soffrivo, contemporaneamente pensavo che me la stavo cavando alla grande. Si, ero come estraniata dal mio corpo, sapevo che fra poco avrei visto la mia piccola e null'altro importava.
Ripenso alla gentilezza del ginecologo, delle ostetriche e perfino della stagista, alle loro parole dolci, al loro affetto, alla loro simpatia e ovviamente alla loro competenza.
Poi l'imprevisto, come in ogni copione che si rispetti...
La mia piccola, che nel pancione si è sempre mossa tantissimo, fino alla fine non si è smentita: si è mossa talmente tanto da impigliarsi con la testolina. A nulla sono valsi i miei sforzi, e nemmeno quelli del personale. Lei non sarebbe mai uscita in quella posizione, nemmeno se avessi continuato a spingere per altre venti ore...
Ricordo la tristezza quando mi è stato detto che ormai l'unica soluzione era il cesareo, ricordo lo sconforto per essere arrivata fino a quel punto e poi dover rinunciare ad un parto naturale, dopo esser stata così brava e così veloce, ora mi dicevano che non avevo altra scelta...
Ripenso alla paura, io che non avevo mai visto una sala operatoria, io che non ero mai stata sotto i ferri, come si suol dire...
Rivedo lo sguardo sconfortato di mio marito, che è stato mandato fuori quando desiderava solo stare con me fino alla fine, ripenso ai miei genitori e suoceri, fuori in attesa a piangere per la paura per le "loro due bambine"... mi rivedo tremare come una foglia in quella sala bianca, accecante, asettica. Timore per me, timore per Gioia.
Un dottore che mi stringe una mano, un'ostetrica che mi accarezza la testa, e in un attimo, senza rendermene conto, sento il suo primo vagito e un'infermiera che mi chiede:
<<La senti? E' lei, sta bene!>>
Ed io inebetita che faccio cenno di si con la testa, e dopo pochi secondi ho una piccola creatura accanto al viso... ho le braccia bloccate, non la posso toccare, perciò mi allungo con il viso su di lei e la bacio sulla fronte. Scoppio a piangere: non ho mai visto nulla di più bello.
Poi me la portano via, troppo presto, rimango lì a piangere e tremare mentre mi ricuciono.
Quando esco dalla sala operatoria i miei familiari stanno praticamente tutti piangendo: mi baciano, si assicurano che io stia bene, mi ringraziano per la stupenda nipotina che gli abbiamo donato. Mi sento stanca, mi sento amata.
E' stato il giorno più bello della mia vita.
Passo ore a guardare mia figlia, il suo viso, il suo naso, le piccole orecchie, i suoi occhioni, i folti capelli, le perfette manine e i perfetti piedini: è semplicemente meravigliosa. Mi perdo negli occhi innamorati di mio marito, mentre la guarda, la prende in braccio, la bacia. L'abbiamo creata noi due, insieme.
Il miracolo della vita dicono, ed è proprio così... è incredibile come tutto sia andato bene, come lei si sia formata e sia cresciuta così perfetta, è incredibile che questa cucciola di 51 cm e di 3,450 kg fino a poche ore fa fosse dentro di me.
Dopo averla tenuta in braccio un solo minuto, non ha più importanza nulla: dimenticati i dolori, dimenticata la cicatrice sopra le mutandine, dimenticati i piedi gonfi della gravidanza, dimenticata l'astinenza dai dolci, dimenticato tutto.
Ora conta solo lei. La nostra Gioia.

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