16 Luglio: alle sette e mezza della mattina ero già pronta, seduta sul divano, con gli occhi ancora un pò socchiusi per il sonno, ad aspettarlo. Sette e trentadue minuti, il mio cellulare suona, è un suo squillo per dirmi che è arrivato davanti casa mia. E’ sempre stato puntuale lui. Così mi alzo, prendo lo zaino e chiudo la porta alle mie spalle, faccio un respiro profondo al pensiero che avrei dovuto passare un’intera giornata con lui, e poi salgo in macchina.
In quel momento tutte le mie tensioni sono sparite, abbiamo cominciato subito a chiacchierare e a scherzare, a prenderci in giro per chi aveva la faccia più addormentata; a metà strada ci siamo fermati a far colazione e alle dieci eravamo a destinazione: Acqualandia!
Abbiamo passato tutto il pomeriggio a correre su e giù per scivoli, tunnel e piscine, senza mai fermarci, impazienti di provare tutte le attrazioni. E poi lui, che mi indica una torre alta, e un gruppetto di persone che fissano un punto verso il cielo, e un pazzo, là in cima alla torre, legato ad un elastico, pronto a lanciarsi nel vuoto da un momento all’altro!
“E’ un sogno che vorrei realizzare” mi dice Ed.
Così ci guardiamo, aspettiamo che il tipo si decida a buttarsi e quando finalmente lo fa, noi due ci regaliamo un grande sorriso a vicenda e di corsa ci lanciamo alla biglietteria per prenotare il nostro lancio, in tandem!
Come posso descrivere i quarantacinque minuti d’attesa? Tanta curiosità, tanta paura, e tanta soddisfazione nello stesso tempo per aver preso una decisione decisamente folle!
E poi finalmente è arrivato il nostro turno, piano piano abbiamo cominciato a salire i gradini della torre, e ad ogni scalino in più il mio cuore accelerava. Sono arrivata in cima e l’unico mio desiderio era quello di tornare indietro, di scendere, ma vicino a me c’era lui che mi sorrideva e mi son fatta forza. Gli addetti erano due ragazzi simpaticissimi che non scorderò mai: il primo perché mentre mi agganciava mi spiegava quello che stava facendo e mi rassicurava che mi avrebbe legata così stretta da non poter scappare. Il secondo perché mi ripeteva in continuazione “speriamo bene” o “speriamo l’elastico regga” , ma era evidente che voleva solo tranquillizzarmi, a modo suo certo! Dopo dieci minuti io ero pronta, ho aspettato che preparassero Ed e poi ci hanno uniti insieme con un’altra corda, ci hanno indicato come dovevamo abbracciarci e come dovevamo lanciarci. A questo punto ci siamo avvicinati a passi lenti verso la fine della pedana, sotto di noi sessanta metri di vuoto, e lo stesso gruppo di persone a guardarci. Uno sguardo suo e ci siamo buttati!
Non scorderò mai la sensazione che ho provato a cadere nel vuoto abbracciata a lui…non scorderò mai quel ‘ti voglio bene’ che gli ho sussurrato prima di buttarmi , non scorderò mai il bacio sulla fronte che mi ha scoccato appena abbiam toccato terra, quello sguardo di complicità che ci ha uniti immensamente anche se lui apparteneva ad un’altra…
Un'altro stralcio da Bucaneve... pensavo di fare un gioco.
Scrivere pezzetto per pezzetto, e poi sta a voi rimettere insieme i pezzi e ricomporre il mio libro! Sarebbe carino, ancor più carino sarebbe riuscire a pubblicarlo!
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